venerdì 29 luglio 2016

Tale of tales #1: La figlia di Rappaccini

Nella rubrica "Tale of Tales" vi introdurrò nel mondo della short story e vi farò conoscere diversi autori.

Cos'è una short story?

Una short story è un racconto che può essere letto in una "single sitting", ovvero in una volta sola; la lettura non deve essere interrotta. Nella seconda metà dell' ottocento esplode in America questa "moda letteraria" ed il suo più illustre fautore è Edgar Allan Poe che specifica nei suoi scritti quali sono le regole da seguire per ottenere un buon racconto.
Ma il racconto di cui vi parlo oggi non è di Poe; la Figlia di Rappaccini è uscito dalla penna di Nathaniel Hawthorne.

L'autore

Hawthorne è conosciuto da tutti grazie al suo romanzo La lettera scarlatta ed in pochi conoscono le sue short stories, nonostante la sua produzione sia ampia.  
Ha scritto un centinaio di racconti molti dei quali composti durante i suoi solitary years, ovvero gli anni in cui recide il suo rapporto col mondo e si dedica all'arte. I temi della sua narrativa sono diversi; abbiamo dei racconti storici che ci descrivono il passato del New England, ci sono i racconti descrittivi nei quali il narratore osserva il paesaggio che lo circonda e poi ci sono i racconti legati al puritanesimo. Questi ultimi hanno varie sfaccettature ma in tutti predomina il senso della colpa e del peccato, l'eredità puritana pesa sulle spalle del nostro autore che non riesce a scrollarsela di dosso. Il peccato è "un velo nero" calato sui nostri visi. 

Riassunto

In La figlia di Rappaccini vediamo come il peccato pervada il racconto. Il Dottor Rappaccini è uno scienziato (nella narrativa anglo-americana ce ne sono molti) ed è un esperto botanico, usa le piante per produrre dei potenti medicinali e ne sperimenta l'efficacia. La sua casa è dotata di un giardino incantevole ed anche i fiori sono il frutto del suo ingegno. Il giardino potrebbe ricordarci l'Eden ma è ad esso antitetico perché non è creato da Dio.
Modificare le regole naturali piegandole alla propria volontà è uno dei peccati più grandi perché si tenta di sostituirsi a Dio, l'unico in grado di creare. I migliori racconti di Hawthorne sono proprio quelli dove i creativi hanno questo peso sulle spalle, creare è pericoloso e comporta dei rischi. 

Il monito della Bibbia è chiaro quando ci avverte che le colpe dei padri ricadranno sui figli, o almeno è chiaro per Hawthorne. 

La figlia di Rappacini è una bellissima fanciulla di nome Beatrice, a Padova (città dove è ambientato il racconto) tutti ne parlano ma solo in pochi hanno avuto l'occasione di vederla; alla fanciulla è infatti vietato uscire di casa. 
Giovanni Guasconti è uno dei "fortunati", arriva a Padova da Napoli per poter studiare all'università e si stabilisce in una camera dalla quale può ammirare il giardino di casa Rappaccini. 
Giovanni dapprima solo incuriosito, si invaghisce presto di Beatrice che sembra vivere in simbiosi con le piante del padre. 
La scelta del nome della fanciulla da parte dell'autore non è casuale, il nome è infatti angelico ed enfatizza gli attributi negativi che le verranno imputati nel corso del racconto.
Beatrice è  pura d'animo e di sentimenti ma è allo stesso tempo letale, è una dolce portatrice di morte. Cresciuta in sintonia con le piante paterne, e con una in particolare, ne ha assorbito il veleno. 
Rappaccini ha lasciato che il suo ingegno recasse danno a sua figlia dimostrando di non amare nient'altro che se stesso ed il suo potere. Beatrice è costretta alla solitudine proprio come lo è Hester Prynne (La lettera scarlatta), le due donne hanno una colpa da scontare e l'allontanamento dalla civiltà è la giusta pena.
Per chi commette il peccato e per chi, come Beatrice, ne subisce le conseguenze non c'è via d'uscita; non vi può essere redenzione per chi vuole impadronirsi delle leggi del creato. 

Non vi svelerò altro perché vorrei che leggeste il racconto e che entraste nel mondo oscuro e gotico di questo autore. Ho letto la metà dei suoi racconti e sono tutti un piccolo mondo da scoprire. Palazzi stregati, fantasmi, artisti maledetti; tanto orrore ma anche tanta bellezza, perché la narrativa di Hawthorne è un continuo contrasto tra il bello ed il brutto della vita e della cultura americana. 



Instagram: moiramadder

  
     

lunedì 25 luglio 2016

Librosità: Street art kafkiana


Librosità è una rubrica dedicata alle curiosità legate ai libri, ed oggi la voglio inaugurare parlandovi di Street art.




Questo murale, dipinto sula facciata di uno dei palazzi delle case popolari di Fondi (LT) da Sepe e Chazme, è il frutto di un festival che da qualche anno sta riqualificando diverse città italiane attraverso l'arte. Il festival è Memorie Urbane ed ogni anno artisti internazionali riempiono strade, vicoli e palazzi di opere d'arte uniche. L'arte diviene popolare e alla portata di tutti senza mai essere banale perché, come diceva Claudio Abbado:

"La cultura per i poveri non può essere una povera cultura." 


Cosa rappresenta? 

Per gli osservatori attenti, il soggetto è di facile comprensione. Lo è soprattutto per i lettori che hanno avuto l'angosciante piacere di aver letto Il Processo di Franz Kafka. L'uomo che si staglia in primo piano è il protagonista del romanzo: Josef K. 
La vita del povero Signor K. verrà stravolta da un'accusa a lui sconosciuta e passerà il suo tempo a capire quale reato abbia commesso. I suoi giorni sono permeati da un'angoscia costante e da un senso di smarrimento e di incertezza. Il romanzo si svolge in luoghi chiusi, in corridoi di palazzi di giustizia che costringono il lettore a prendere una boccata d'aria tra una pagina e l'altra, per alleviare il senso di claustrofobia che Kafka ci "regala".

Il lavoro dei polacchi Sepe e Chazme riesce a rendere viva e tangibile l'angoscia del Signor K che sta per entrare in uno dei palazzi in cui la sua vita viene frammentata, dove il suo io si carica di incertezze.   
E' un murale cupo, dalle tinte scure che se ne sta lì a ricordarci che alle nostre spalle c'è sempre un palazzo spigoloso e grigio pronto a risucchiarci e pronto a catapultarci in un labirinto senza fine.




sabato 23 luglio 2016

Nella buca del coniglio con Stephen King ed il presidente Kennedy.

Tornare indietro nel tempo. Un tempo storico ben preciso, un evento che cambierà la storia del mondo. Salvare un presidente: John Fitzgerald Kennedy. Se poteste tornare in dietro nel tempo, lo salvereste?


Instagram: moiramadder


Stephen King sfida di nuovo se stesso per regalarci un'avventura che ha il sapore di un viaggio tra i mondi in stile Dark Tower. In questo caso il viaggio è verso Dallas (città in cui Kennedy verrà assassinato) ed il libro è 22/11/63.  
In alcuni dei sui libri precedenti ci sono dei personaggi che menzionano il presidente ed io ne voglio ricordare uno in particolare: Joe St. George.
Joe è il marito di Dolores Claiborne e possiamo definirlo un redneck perché ne ha tutte le caratteristiche: è un uomo rabbioso, razzista, un ubriacone, uno che si arrossa il collo facendo lavoretti sotto il sole. Ma la cosa che ci interessa è che Joe è un Repubblicano, sua moglie ci dice che sarebbe stato contento della morte di Kennedy. Stephen King ha disseminato i suoi libri di piccoli indizi, ci ha mostrato di che pasta erano fatti quelli che odiavano un presidente che si batteva per i diritti di tutti. In un suo discorso J. F. Kennedy disse:

 
«Già cento anni sono trascorsi da quando il Presidente Lincoln liberò gli schiavi e, tuttavia, i loro eredi, i loro discendenti, non sono ancora pienamente liberi. Non si sono ancora affrancati dai lacci dell'ingiustizia e dall'oppressione sociale ed economica. E questa nazione, con tutte le sue speranze e i suoi motivi d'orgoglio, non sarà pienamente libera fino a quando non lo saranno anche tutti i suoi cittadini.»


Ma torniamo  a 22/11/63. Il protagonista è Jake Epping un insegnante d' Inglese che verrà a conoscenza di un passaggio che conduce nel passato, quando lo si attraversa ci si ritrova nella Lisbon Falls (città del Maine dove vive il protagonista) del 9 settembre 1958. Il passaggio gli è stato mostrato da Al Templeton, proprietario di una tavola calda, che gli affida il compito di salvare il presidente. Jake si ritroverà a dover assumere una nuova identità per poter essere credibile e per poter trascorrere i cinque anni che lo separano dell'evento senza destare troppi sospetti. 
Una delle prime città in cui George Amberson (è questa la nuova identità di Jake) mette alla prova se stesso è Derry. Ed ecco che subito ci si ritrova a pensare ad It ed il viaggio assume tinte scure.

Non voglio svelarvi troppo perché vi renderei la lettura meno piacevole ma ci tengo a dirvi cosa ne penso di questo romanzo.
Prima di iniziare la lettura avevo passato un periodo in cui leggere era diventato un peso. Non riuscivo a farmi piacere nessun libro, anche 100 pagine mi sembravano un' Odissea.


E allora perché hai deciso di iniziare un libro che ne ha quasi 800?



Me lo sono chiesta anch'io. Era da tempo che desideravo leggerlo e l'uscita della serie tv mi ha dato una spinta in più. Inutile dirvi che mi è piaciuto da subito. Sono riuscita a leggerlo in poco più di una settimana.
Quello che ti spinge ad andare avanti e avanti con la lettura è la curiosità. E' la sana voglia di scoprire come andrà a finire Nel libro non ci sono mai punti morti, c'è sempre qualche mini missione da compiere per il nostro Jake/George, e c'è spazio sempre per i sentimenti. Il passato diventerà per lui un luogo in cui sentirsi a casa, un luogo in cui indossando una maschera riuscirà a tirar fuori il vero se stesso. George è quanto di meglio Jake possa diventare. 
Nella Lisbon Falls del 2011 Jake è un marito fallito, la sua ex moglie è un'alcolizzata; negli anni sessanta è invece un cittadino del Texas amato e rispettato. Riesce ad essere un uomo che sviluppa tutte le sue capacità mettendole a disposizione della piccola comunità di Jodie.



Piacevole è anche tornare agli anni sessanta; fare un tuffo in quegli anni e poterli vivere attraverso gli occhi di Jake/George è molto meglio che aprire un libro di storia perché abbiamo la possibilità di capire quanto fosse duro quel periodo storico. Stephen King ci racconta della disparità tra bianchi e neri e dei pregiudizi che colpiscono gli ebrei. Gli anni sessanta sono una bomba ad orologeria.   

22/11/63 è un romanzo che vi farà amare Stephen King (se già non lo amate) ed è un romanzo che vi condurrà in una avventura carica di suspense e di emozioni. E ricordatevi che:


"La vita è un lancio di monetina."