venerdì 27 gennaio 2017

Anne Frank. Diario



"
Gli
ebrei
devono portare
la stella di Davide,
gli ebrei devono consegnare
le loro biciclette, gli ebrei non
possono salire sui tram e non possono guidare, nemmeno la propria macchina.Gli ebrei possono fare la spesa solo tra le tre e le cinque 
e solo nei negozi che mostrano la targa Negozio ebraico. Gli ebrei
possono andare solo da un parrucchiere ebreo; gli ebrei non
devono uscire di casa tra le otto di sera e le sei di mattina;
non sono ammessi nei teatri, nei cinema e in altri luoghi di
svago. Piscine, campi da tennis, da hockey e altri campi sono
vietati agli ebrei. Gli ebrei non possono vogare, non possono
praticare alcuno sport in pubblico. Gli ebrei non possono più stare
seduti nel loro giardino dopo le otto di sera, e nemmeno in quello
dei loro amici; gli ebrei non possono andare a trovare i cristiani, gli ebrei devono frequentare
scuole ebraiche e
molte altre simili
restrizioni.
"

Dal diario di Anne Frank






martedì 24 gennaio 2017

Fight like a girl

A volte per combattere la paura o per affrontare una situazione, il coraggio non basta. Per poter risolvere un problema abbiamo bisogno di strumenti, di strategie. 


"Bisogna agire, non reagire"


Quotidianamente, la maggior parte delle donne, non si sente sicura. Fare la spesa, andare a prendere i bambini a scuola, andare in palestra, uscire con le amiche o tornare a casa tardi sono delle vere e proprie imprese. 
La paura ci ingabbia e spesso rinunciamo a degli appuntamenti perchè non ce la sentiamo proprio di rischiare, restare a casa è più semplice. 

Per imparare ad agire ho deciso di partecipare ad un corso di difesa personale. 

  
Tutto quello che so del corso sono le informazioni datemi dalla palestra e nient'altro.
Le parole "antiaggressione femminile", riportate sulla locandina, mi fanno storcere un po' il naso, mi fanno pensare che ancora una volta siamo state catalogate; penso che l'istruttore passerà il tempo a dirci dove possiamo andare e dove no, come dovremmo vestirci e come dovremmo comportarci.
Così sabato arrivo in palestra con tutto il mio bagaglio di pregiudizi e con la speranza di essermi sbagliata.

L'istruttore Luca Di Manno si presenta e capisco subito che davanti a me ho una persona forte. Ma nonostante ciò io passo una ventina di minuti a chiedermi chi sono, dove sono e perché sto facendo questo corso. Sono abbastanza stordita da questa situazione nuova.

Quando il gruppo è al completo Luca ci illustra delle slide e ci parla dei vari tipi di violenza. Molte cose le so già ma quello che fa la differenza è il suo punto di vista. Davanti a noi abbiamo un uomo che ci dice che se ci accadono degli episodi spiacevoli o addirittura irreparabili la colpa non è nostra. Le donne violentate o ammazzate non sono un problema, gli uomini violenti sono il problema.
I suoi argomenti sono gli stessi che affrontano le femministe quando presentano il problema della cultura dello stupro, ma la forza con cui li affronta lui è sbalorditiva.
La parte teorica comprende anche la visione di un video nel quale una donna viene assalita in un parco e viene soccorsa da pochissime persone. E così arriviamo allo scopo del corso.


"Chi deve salvarvi se nessuno lo fa?"


Noi. Dobbiamo imparare a difenderci da sole. E allora iniziamo l'allenamento.


Ad aiutare l'istruttore ci sono Panagiotis e Gianmarco, saranno i nostri avversari per due giorni. Loro saranno il problema da risolvere.
La difesa verbale è quella che sperimentiamo per prima, ed è anche la più difficile. Lo è per me che non riesco ad essere autoritaria nemmeno con il mio cane. Ma la nostra rabbia (o la nostra paura) è così forte che la voce viene fuori subito. Il desiderio di non essere vittime si fa sentire forte e chiaro. I nostri NO riempiono la palestra ed iniziamo a picchiare duro.



L'allenamento è una botta di adrenalina e Luca ci accompagna con i suoi consigli e con i suoi insegnamenti. Lo sforzo non è solo fisico ma è soprattutto mentale.
Alla fine delle quattro ore non mi sento più un pulcino spaventato. Ora so perché ho scelto di fare questo corso e sono pronta ad affrontare la seconda giornata.

Luca ci dice subito che sarà difficile, che non tutte ce la faranno. 


Anche il secondo giorno inizia con una parte teorica nella quale Luca ci ribadisce che noi siamo libere di essere come vogliamo e di fare quello che vogliamo.
Ci mostra inoltre questo video.


Inutile dirvi che queste parole fanno male, ma abbiamo imparato che i colpevoli sono loro e allora non riescono a fermarci. Ci alziamo ed iniziamo l'allenamento con un motivo in più.



Alleniamo la parte bassa del nostro corpo ed impariamo a difenderci in caso di caduta. Oggi siamo tutte più forti e pronte. Combattere è diventato il nostro nuovo obbiettivo. Il nostro istruttore non ci tratta nemmeno per un minuto come delle deboli, dalla sua bocca non è uscita nessuna parola negativa. Tutte le parole che usa hanno la forza di un uragano, distruggono le nostre debolezze.

Finito l'allenamento ci dà qualche minuto di pausa e ci dice di prepararci, da quel momento in poi si farà sul serio.
Sappiamo che ci sarà la simulazione. I due ragazzi ci attaccheranno e noi dovremo essere pronte a difenderci.


Quando Panagiotis e Gianmarco si presentano vestiti così qualcuna ride, ma nei nostri occhi si affaccia la paura. E' arrivato il momento, per tutte noi, di affrontare il grande mostro: l'Uomo Violento.  
Lo facciamo una alla volta, e tutte riusciamo ad atterrarli.
Della mia simulazione ricordo solo l'inizio e la fine.



Ci guardiamo, lui si avvicina ma non parla. Quando mi attacca me lo ritrovo addosso in un abbraccio non proprio piacevole, poi ricordo solo che riesco a tirarlo giù e a dargli un calcio proprio lì. 

Quando ritorno al mio posto sono solo stanca e la paura è sparita. Ma qualcosa di nuovo in me è stato seminato, il rispetto per me stessa. Ho imparato che:



"Un ginocchio nero è meglio di un occhio nero." 




Essere una combattente significa non abbassare mai la testa davanti a nessuno, significa dire a chi ti sta davanti che non sei più una vittima. Combattiamo la violenza con la nostra forza di volontà, la combattiamo con la nostra voglia di vivere e di tornare a casa.



Ringrazio infinitamente Luca, Panagiotis, Gianmarco e tutte le ragazze che hanno avuto il coraggio di mettersi a nudo ed alla prova. Quest'esperienza ce la porteremo dietro per tutta la vita.




Vi lascio con una frase presa da Dolores Claiborne di Stephen King:


"Qualche volta fare la carogna è la sola cosa che resta ad una donna."



martedì 17 gennaio 2017

Vietato leggere all'Inferno



Ognuno di noi ha un segreto. Il mio è questo:

Per una settimana intera mi sono fatta di droga sintetica. Non avrei mai immaginato che fosse così semplice procurarsela e non avrei mai immaginato che mi potesse piacere. Non profuma come quella pura, il colore è diverso, è confezionata in modo inusuale ma... che botta!!!
La dose che mi hanno passato è stata, forse, eccessiva. L'ho però razionata bene. Ogni giorno me ne facevo un po', e quanta attenzione ho dovuto fare per non essere scoperta. Mi rifugiavo in camera mia, nel bagno, in cantina. Portavo perfino il cane al parco per potermi sballare in tutta tranquillità.

Nonostante tutte le precauzioni prese, i miei se ne sono accorti. Una sera, sul divano. Mi ero coperta completamente con il plaid pronta a farmi un paragrafo. Fila tutto liscio per qualche minuto, poi inizio a ridere e non riesco a smettere per nessuna ragione. I miei sono costretti a farmi uscire da sotto la coperta e trovano la mia dose lì... sul cellulare. Mi ero sparata un intero capitolo e la dose mi era stata letale.

I miei genitori mi portano in ospedale dove mi diagnosticano una forma acuta di bibliopatia. Mi fanno parlare con una psicologa che mi dice che questa malattia mi logorerà se continuerò a farmi di quella roba. I libri.
La letteratura danneggia gravemente il nostro sistema nervoso e ci rende dei soggetti a rischio. Dopo avermi elencato tutte le conseguenze negative di questa droga, mi rassicura:

"Non ti preoccupare ti manderemo in una comunità di recupero per libromani, lì sapranno come farti guarire."

Ma prima di mandarmi via vogliono sapere chi mi ha passato la roba:

"Era sintetica, poteva ucciderti".

E così gli tiro fuori il nome perché sono stanca e debole, ed ho voglia di tornare a far parte della società. Speechless, è questo il nome dello spacciatore. Mi ha fornito la roba gratis:

"Provala, mi pagherai solo se sarai soddisfatta dalla qualità."

Ma a loro non basta. Vogliono anche sapere il nome della droga. La psicologa dice che la  polizia non è ancora riuscita a capirne la composizione fonetica, e così mi tocca fare un altro nome. Vietato leggere all'Inferno.

Dopo aver ricevuto queste informazioni mi sedano ed io sogno cani volanti.




Recensione

Nulla di tutto quello che ho scritto su è vero ma non è nemmeno completamente falso.

Roberto Gerilli che vorrei ribattezzare "Il Chimico", è riuscito a trasportarmi in un mondo distopico dove i lettori sono condannati a nascondersi ed a mimetizzarsi per non essere scoperti.
Nel 2000, con la legge Montag, si mette al bando la letteratura. Leggere è un reato.
Ma una legge non può certo distruggere un sistema culturale. E così, proprio come in Fahrenheit 451, i lettori nascondo i loro libri in soffitta o negli scantinati e appena possono si scambiano citazioni. 
Sono proprio queste citazioni a farci capire quanto Roberto Gerilli sia libromane. Shakespeare, Stephen King, Michael Ende, Jack Kerouac, sono solo una piccola parte di quello che troverete in questo libro. 

Vietato leggere all'Inferno ha il dono della leggerezza. In un mondo distopico che vuole distruggere la cultura non ci dovrebbe essere proprio niente da ridere, invece qui si ride molto e bene. Amleto, Caterina ed Eleonora sono dei personaggi talmente ben delineati che ti sembra di toccarli con mano. Il linguaggio è quello giovanile, pieno di doppi sensi e di battute geniali.  


"L'unico modo per sopportare la merda che ci piove addosso ogni giorno è ridere. Spegnere il cervello, liberare l'immaginazione e seguirla ovunque essa voglia condurci. Anche se si tratta di Pornoland. Chissà se siete d'accordo. Io intanto, rido."


Si ride, si. Ma questo libro ci offre la possibilità di riflettere sul mondo dell'editoria e sull'importanza di scegliere i libri giusti. I libromani sono stanchi dei libri stampati solo per far soldi. I libromani vogliono tornare ad emozionarsi ed a perdersi "strafatti" tra le pagine di un libro.


"Leggere non deve essere un crimine, leggere non deve essere una rarità, leggere deve essere la norma, la conditio sine qua non, lo standard. Noi siamo libromani e siamo fieri di esserlo." 



In Vietato leggere all'Inferno i lettori si riconosceranno e a fine lettura saranno sempre più fieri di esserlo.

Siamo drogati e nessuno ci capirà mai quanto Roberto Gerilli.

martedì 3 gennaio 2017

Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali

Vi siete mai sentiti soli, diversi, sbagliati?!

Jacob Portman si sente proprio così. E' il classico ragazzo che a scuola se ne sta per conto suo ed al quale non accade mai nulla di entusiasmante.
Ma la sua infanzia è stata sempre piena di racconti strambi, frutto della fantasia di suo nonno. Nonno Abe è un ebreo che durante la seconda guerra mondiale scappa dalla furia dei nazisti e si rifugia in una piccola isola inglese, Cairnholm.


Le storie di nonno Abe appartengono tutte a questa isola ed in particolare ad una casa. La casa dei ragazzi speciali governata dalla signora-uccello Miss Peregrine. Il nonno ce la descrive come un porto felice per i bambini che hanno delle "peculiarità".


Nel libro i racconti del nonno sono corredati da delle foto che ci mostrano i bambini e tutte le loro stranezze, o se vogliamo, i loro speciali poteri. In copertina troviamo Olive che è in grado di levitare ed è costretta a calzare delle scarpe di ferro per poter restare a terra.
Jacob crede al nonno come si crede alla storia di Babbo Natale e crescendo relegherà tutto ciò al mondo della fantasia. Ma la morte improvvisa di Abe rimetterà tutto in discussione e lo spingerà ad investigare sul passato del nonno. Si recherà quindi sull'isola pronto a visitare la casa di Miss Peregrine.

Il mio parere

Io amo molto i libri "in carne ed ossa" e Miss Peregrine-La casa dei ragazzi speciali è un libro ben confezionato. Ha un aspetto vissuto, le pagine sono ondulate, la carta è spessa e giallina, le pagine con i numeri dei capitoli sono decorate come una carta da parati. Come ho già detto, all'interno vi sono molte foto che ritraggono i bambini speciali ed accompagnano la narrazione in un modo davvero originale. Le foto ci fanno sentire più vicini al luogo dove si svolgono le azioni, il mondo reale e quello fantastico riescono a toccarsi e a farci attraversare "l'anello" che li divide.

La scrittura è semplice e scorrevole e rende il libro adatto anche ad un pubblico poco abituato alla lettura. Trovo la storia una commistione di X-men ed Harry Potter.
I ragazzi hanno tutti dei poteri speciali e come gli X-men si nascondono dal resto dell'umanità per sfuggire al male o alla cattiveria dell'uomo. Gli Speciali vorrebbero vivere come gli altri ma Miss Peregrine ha il dovere di proteggerli e tenerli in una bolla temporale. L'isolamento può sembrare una scelta estrema proprio come sembra agli X-men che vogliono uscire allo scoperto e dominare il mondo. Il punto è proprio questo.

I ragazzi di Miss Peregrine sono bizzarri ed usano le loro stranezze solo in contesti giocosi, ma quando arriva il momento di combattere il nemico trovano in loro stessi le risorse necessarie alla battaglia.
Gli Speciali sfoderano i loro poteri come Harry tira fuori la bacchetta. Ma la bacchetta è solo il riflesso del potere interiore del mago, senza di quello è solo un pezzo di legno. Proprio come i maghi di Hogwarts questi ragazzi vivono separati dagli altri per tenere gli umani al di fuori della battaglia che si svolge tra il bene ed il male e la casa è il loro castello, il luogo in cui possono essere loro stessi in completa libertà. Per Jacob quest'avventura si trasformerà in una scoperta di se stesso e dei suoi poteri nascosti.


Il film





Il grande Tim Burton ha reso vivo e tangibile il mondo degli speciali. Eva Green è una perfetta Miss Peregrine ed i ragazzi sono belli nella loro stranezza. Il regista ha scelto di attuare alcuni cambi rispetto al romanzo ed io li ho trovati davvero congeniali. Emma levita ed usa il potere dell'aria ed Olive usa il fuoco, questa scambio di poteri servirà a rendere la battaglia contro i vacui ancora più agguerrita. Nel libro, invece, ho trovato la battaglia molto banale perché i poteri degli speciali non vengono usati al massimo delle loro potenzialità. Trovo inoltre d'impatto la scelta di far risalire la nave dagli abissi e molto divertente la battaglia a colpi di palle di neve.
Tim Burton riesce a rendere "normali" ai nostri occhi i ragazzi speciali. A primo impatto tutto ci appare orribile e strano ma piano piano conosciamo meglio i ragazzi e riusciamo ad apprezzarli per quello che sono, dei bambini.  Impariamo grazie a questo film a non giudicare "il libro dalla copertina" perché anche le persone che a prima vista ci appaiono diverse o strane possono nascondere delle doti davvero speciali. Lasciamo quindi a casa i pregiudizi e iniziamo a scavare nel mondo interiore delle persone che ci circondano, solo così potremo vivere al riparo dall'odio.  

E... ricordatevi di essere speciali.