martedì 24 gennaio 2017

Fight like a girl

A volte per combattere la paura o per affrontare una situazione, il coraggio non basta. Per poter risolvere un problema abbiamo bisogno di strumenti, di strategie. 


"Bisogna agire, non reagire"


Quotidianamente, la maggior parte delle donne, non si sente sicura. Fare la spesa, andare a prendere i bambini a scuola, andare in palestra, uscire con le amiche o tornare a casa tardi sono delle vere e proprie imprese. 
La paura ci ingabbia e spesso rinunciamo a degli appuntamenti perchè non ce la sentiamo proprio di rischiare, restare a casa è più semplice. 

Per imparare ad agire ho deciso di partecipare ad un corso di difesa personale. 

  
Tutto quello che so del corso sono le informazioni datemi dalla palestra e nient'altro.
Le parole "antiaggressione femminile", riportate sulla locandina, mi fanno storcere un po' il naso, mi fanno pensare che ancora una volta siamo state catalogate; penso che l'istruttore passerà il tempo a dirci dove possiamo andare e dove no, come dovremmo vestirci e come dovremmo comportarci.
Così sabato arrivo in palestra con tutto il mio bagaglio di pregiudizi e con la speranza di essermi sbagliata.

L'istruttore Luca Di Manno si presenta e capisco subito che davanti a me ho una persona forte. Ma nonostante ciò io passo una ventina di minuti a chiedermi chi sono, dove sono e perché sto facendo questo corso. Sono abbastanza stordita da questa situazione nuova.

Quando il gruppo è al completo Luca ci illustra delle slide e ci parla dei vari tipi di violenza. Molte cose le so già ma quello che fa la differenza è il suo punto di vista. Davanti a noi abbiamo un uomo che ci dice che se ci accadono degli episodi spiacevoli o addirittura irreparabili la colpa non è nostra. Le donne violentate o ammazzate non sono un problema, gli uomini violenti sono il problema.
I suoi argomenti sono gli stessi che affrontano le femministe quando presentano il problema della cultura dello stupro, ma la forza con cui li affronta lui è sbalorditiva.
La parte teorica comprende anche la visione di un video nel quale una donna viene assalita in un parco e viene soccorsa da pochissime persone. E così arriviamo allo scopo del corso.


"Chi deve salvarvi se nessuno lo fa?"


Noi. Dobbiamo imparare a difenderci da sole. E allora iniziamo l'allenamento.


Ad aiutare l'istruttore ci sono Panagiotis e Gianmarco, saranno i nostri avversari per due giorni. Loro saranno il problema da risolvere.
La difesa verbale è quella che sperimentiamo per prima, ed è anche la più difficile. Lo è per me che non riesco ad essere autoritaria nemmeno con il mio cane. Ma la nostra rabbia (o la nostra paura) è così forte che la voce viene fuori subito. Il desiderio di non essere vittime si fa sentire forte e chiaro. I nostri NO riempiono la palestra ed iniziamo a picchiare duro.



L'allenamento è una botta di adrenalina e Luca ci accompagna con i suoi consigli e con i suoi insegnamenti. Lo sforzo non è solo fisico ma è soprattutto mentale.
Alla fine delle quattro ore non mi sento più un pulcino spaventato. Ora so perché ho scelto di fare questo corso e sono pronta ad affrontare la seconda giornata.

Luca ci dice subito che sarà difficile, che non tutte ce la faranno. 


Anche il secondo giorno inizia con una parte teorica nella quale Luca ci ribadisce che noi siamo libere di essere come vogliamo e di fare quello che vogliamo.
Ci mostra inoltre questo video.


Inutile dirvi che queste parole fanno male, ma abbiamo imparato che i colpevoli sono loro e allora non riescono a fermarci. Ci alziamo ed iniziamo l'allenamento con un motivo in più.



Alleniamo la parte bassa del nostro corpo ed impariamo a difenderci in caso di caduta. Oggi siamo tutte più forti e pronte. Combattere è diventato il nostro nuovo obbiettivo. Il nostro istruttore non ci tratta nemmeno per un minuto come delle deboli, dalla sua bocca non è uscita nessuna parola negativa. Tutte le parole che usa hanno la forza di un uragano, distruggono le nostre debolezze.

Finito l'allenamento ci dà qualche minuto di pausa e ci dice di prepararci, da quel momento in poi si farà sul serio.
Sappiamo che ci sarà la simulazione. I due ragazzi ci attaccheranno e noi dovremo essere pronte a difenderci.


Quando Panagiotis e Gianmarco si presentano vestiti così qualcuna ride, ma nei nostri occhi si affaccia la paura. E' arrivato il momento, per tutte noi, di affrontare il grande mostro: l'Uomo Violento.  
Lo facciamo una alla volta, e tutte riusciamo ad atterrarli.
Della mia simulazione ricordo solo l'inizio e la fine.



Ci guardiamo, lui si avvicina ma non parla. Quando mi attacca me lo ritrovo addosso in un abbraccio non proprio piacevole, poi ricordo solo che riesco a tirarlo giù e a dargli un calcio proprio lì. 

Quando ritorno al mio posto sono solo stanca e la paura è sparita. Ma qualcosa di nuovo in me è stato seminato, il rispetto per me stessa. Ho imparato che:



"Un ginocchio nero è meglio di un occhio nero." 




Essere una combattente significa non abbassare mai la testa davanti a nessuno, significa dire a chi ti sta davanti che non sei più una vittima. Combattiamo la violenza con la nostra forza di volontà, la combattiamo con la nostra voglia di vivere e di tornare a casa.



Ringrazio infinitamente Luca, Panagiotis, Gianmarco e tutte le ragazze che hanno avuto il coraggio di mettersi a nudo ed alla prova. Quest'esperienza ce la porteremo dietro per tutta la vita.




Vi lascio con una frase presa da Dolores Claiborne di Stephen King:


"Qualche volta fare la carogna è la sola cosa che resta ad una donna."



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