mercoledì 11 novembre 2015

La giusta connessione

La musica ha da sempre il potere di alleviare la nostra anima nei momenti di sconforto, o semplicemente ci aiuta a rendere i momenti felici ancora più gioiosi.
C'è un evento, in Italia, in cui tutto ciò è possibile. Centinaia di persone lo attendono per tutto l'anno e si preparano ad una connessione reale. Quest'evento è il Gospel Connection. Gospel vuol dire "parola di Dio" ed i testi della musica gospel sono brani presi dalla Bibbia o sono dei ringraziamenti a Dio per tutto l'amore che dona. Il gospel nasce quando gli schiavi neri, costretti a lavorare nelle piantagioni americane, cantavano per liberare la loro anima oppressa.

Che cosa si fa al Gospel Connection?
Il GC è un workshop di musica gospel che dura quattro giorni. Degli insegnanti arrivano direttamente dall'America per donare all'Italia i segreti di questo straordinario genere musicale. Ma il Gospel non è solo musica, è uno stile di vita. Mio fratello vi partecipò per la prima volta l'anno scorso e tornò a casa carico di buoni propositi. Non ha fatto altro che parlare di quest'esperienza tutto l'anno. Ho deciso così di accompagnarlo al GC 2015.

Quest'anno il GC si è svolto ad Assisi dal 29 Ottobre al 1 Novembre. Città per eccellenza della pace. Il luogo giusto per spegnere il cellulare e provare a connetterti con chi ti sta intorno.
Il corso si è svolto all'interno dell'hotel Domus Pacis, vicinissimo alla Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Io sono una pessima cantante e quindi non vi posso dire come si svolgono le lezioni ma quello che vi posso dire è come gli insegnanti ti tramettono la loro gioia di vivere.

Il GC è una grande famiglia.  Ci sono persone che partecipano da anni ed altre che invece vi ci si ritrovano quasi per caso, ma tutti ti accolgono come se non aspettassero altro che te.
Gli insegnanti fanno parte della chiesa Battista e alcuni di loro sono dei pastori, altri sono dei ministri.
Il venerdì sera mio fratello torna all'appartamento dove alloggiavamo e mi dice: "Stasera vieni con me, c'è la messa."
Io che vado a messa solo per matrimoni e funerali mi sono spaventata. Non sapevo cosa aspettarmi. In un certo senso ero in ansia perché ero divisa tra la voglia di conoscere un'altra cultura e tra la paura di sentirmi inadeguata. Assistere alla Spiritual Night da agnostica in un gruppo di persone che credono in Dio. Provate a mettervi nei miei panni.

E se vi dicessi che mi sono sentita a casa ci credereste? La "messa" è iniziata con gli insegnanti che cantavano. Le loro voci pazzesche mi hanno tranquillizzata e ansia e timori sono svaniti. Attraverso le loro voci diffondevano energia positiva. Poi hanno invitato anche noi a cantare e, con mio grande stupore, il fiato dalla mia bocca usciva nella direzione giusta. Si perché io parlo e canto sotto la doccia con l'aria in entrata. Per questo canto come una gallinella. Invece quella sera sono riuscita a cantare e ad essere intonata. Si è stupito anche mio fratello che tenta da anni di farmi capire come si respira. "Questi qui sono capaci di far cantare anche le pietre", mio fratello ha pienamente ragione. Quello che spesso manca negli insegnanti è la passione. La voglia di trasmettere l'amore per quello che stanno insegnando. Invece al GC l'amore e la passione vengono prima di ogni cosa. Ogni partecipante è accolto come un fratello e viene spinto a credere in se stesso e nelle sue capacità.
La Spiritual Night è stata una serata di canti e benedizioni. Il potere della connessione ha generato energia positiva. Io ne ho tenuta un bel po' anche per me. Per mio fratello il GC è un modo per staccare la spina e ricaricare le batterie. La carica dura un anno intero.

Il terzo giorno di lezioni è anche il grande giorno. Il giorno del concerto finale. Durante la mattinata Nicol Porter, insegnate e ministro, avrebbe scelto quattro persone che si sarebbero esibite come solisti. Il mio caro fratellino aveva sperato tutto l'anno di poter essere scelto perché quest'insegnante gli era rimasta nel cuore, infatti ha anche una sua foto vicino al letto. Sperare e veder avverati i proprio sogni non è proprio una cosa semplice. Invece quando il microfono arriva a lui e canta Nicol gli chiede il suo nome e viene scelto. Il suo sogno è diventato realtà. Ma non è tutto rose e fiori. La canzone viene provata solo per poco tempo ed il concerto ci sarebbe stato poche ore dopo. Inoltre la canzone durava dieci minuti. In quei minuti bisognava anche improvvisare. Non potete immaginare come si sentiva. Quando è tornato nell'appartamento mi ha detto "Il mio sogno si è realizzato ma ora come faccio ad imparare la canzone, e se sbaglio sul palco?". Insomma, ha passato tutto il tempo a girare per le stanze ripetendo la canzone e cercando di imparare la sua parte. Ad un certo punto si è buttato sul letto e mi ha detto: "Che ansia, perché mi hanno scelto?!". Tentare di rassicurarlo era inutile, ma c'ho provato in tutti i modi.

Il concerto finale. Il concerto per loro è quello per cui hanno lavorato, è il momento in cui possono far partecipi gli altri della bella esperienza che hanno vissuto. E' il momento in cui vi possono mostrare chi sono e quanto amore provano per il Gospel.
Ho ritirato il mio biglietto al botteghino del teatro Lyrick di Assisi, terza fila a sinistra del palco. Mi guardo un po' intorno e vedo poche persone. Il teatro è grande, ho paura che non si riempirà. Ho paura che ci siano poche persone. Poi piano piano ognuno prende il suo posto ed io, con la solita ansia che m'accompagna ovunque, attendo che si apra il sipario. Alle 21:20 circa il concerto ha inizio. Sul palco c'è solo Rodney Hubbard alla tastiera, mi chiedo dove siano finiti gli altri insegnanti ed il coro. La canzone è molto bella, la voce di Rod anche. Poi ad un tratto la voce cambia e non è più Rod a cantare. Ma dov'è quest'altra persona? La voce arriva alle mie spalle, mi giro e vedo Pastor Ronald Hubbard  in mezzo al pubblico e mi accorgo così che il teatro è quasi al completo. Saltano fuori dal nulla anche Pastor Keith Moncrief ed i ministri Trini Massie e Nicol Porter.
Arriva anche il coro e lo stupore nel sentirli cantare così bene dopo soli tre giorni di prove è grande. Tutti insieme sono una forza della natura. Poi sento le note della canzone assegnata a mio fratello Claudio e ad Anna Chiara. Nei loro volti c'è sicuramente preoccupazione ma quando la musica parte niente riesce a fermarli. Riescono a dare il meglio di loro e a cantare come se quella canzone la conoscessero da sempre. Ero emozionata e felice per il piccolo grande traguardo di mio fratello che è riuscito a trasformare in note quello che ha nel cuore.
Il concerto continua e gli insegnanti dirigono a turno il coro. Alcune canzoni erano umanamente impossibili eppure il coro è stato "divino". Inoltre Pastor Ron è una persona iperattiva ed ha cercato di farci alzare dalle poltrone. Ci è riuscito benissimo perché è volato tra il pubblico a ballare con gli spettatori. Un concerto che è stato insieme una festa ed un evento carico di energia spirituale.
Il momento che mi è piaciuto di più è stato quando Ron ci ha invitati a cantare ed il pubblico si è trasformato in un vero e proprio coro. Siamo diventati parte del concerto, noi volevamo solo starcene seduti comodi ad ascoltare il Mass Choir ma con degli artisti così è impossibile.
Il concerto si è chiuso con il coro che si è spostato tra le file della platea cantando Total Praise, il loro Amen ci ha abbracciati tutti ed ha dato una bella scossa alla nostra anima.

Che cosa mi ha lasciato il Gospel Connection?
Sono partita con mio fratello perché l'anno prima non ero riuscita ad andare al concerto finale e mi ero sentita quasi in colpa perché a Claudio quell'esperienza aveva cambiato la vita. Ad Assisi volevo esserci, non volevo che mio fratello si affacciasse alla platea e vedesse un posto vuoto. So quanto è importante pe un artista la vicinanza ed il giudizio di una persona che ti vuole bene. Ti possono ascoltare mille persone, ma se non ti ascolta qualcuno che fa parte della tua vita non riesci a cantare bene per nessuno.
Quando lui era a lezione io mi aggiravo per le strade di Assisi e a darmi il benvenuto è stata una bambina, "Ciao. Come sei bella". Da quel momento si è acceso qualcosa in me, ho iniziato a pensare che Assisi aveva tanto da darmi. Così è stato. Ho visitato la città da sola ed in completa tranquillità. Anche se non credo in Dio mi sono fermata un po' in ogni chiesa ed ho pensato a tutte le persone che fanno parte della mia vita. Ho avuto un pensiero positivo per tutti quelli che mi stanno più a cuore. Ero completamente sola ed allo stesso tempo non lo ero. Ho camminato molto, mi sono guardata intorno e mi sono guardata dentro. Chi mi conosce sa che l'ansia mi accompagna sempre. Era con me anche questa volta ma sono riuscita ad avere dei pensieri positivi e ad essere serena. Le vie di Assisi e di Santa Maria degli Angeli profumavano di incenso e di rose, non potete capire quanto questi odori riuscissero a rilassarmi. Intorno a me c'erano persone gentilissime. Assisi è la città della Pace e trovarla è stato davvero facile.
La domenica sono riuscita a parlare con Nicol Porter e con Trini Massie perché ho fatto da interprete a mio fratello, Claudio e l'inglese non vanno d'accordo. Trini ed il suo sorriso mi hanno travolta, era contento di conoscermi. Lui era contento. Da non crederci. Anche Nicol è stata molto carina e si è commossa quando ha letto una piccola lettera che mio fratello le ha lasciato. Tutti e due si sono complimentati con lui e gli hanno detto di continuare a studiare. God bless you. Questo è stato il loro saluto.
Il loro modo di evangelizzare è completamente differente dal nostro, per loro non è importante chi sei, cosa fai e in che cosa credi. Quello che conta è l'amore che riesci a dare. Se sei una persona con un cuore grande avrai dalla vita tutto quello che vorrai. Pensavo di essere diversa da loro perché non ho un Dio ma in realtà sono molto più vicina a loro di quanto pensassi perché lavoriamo tutti per lo stesso scopo. Fare in modo che al mondo ci siano molte più persone realmente connesse tra di loro.
Last but not least, a condividere questa esperienza con me e mio fratello c'è stata un'altra persona. Questa persona è una donna con la quale è stato bello svegliarsi la mattina, pranzare e cenare. Riuscivo con lei a parlare di tutto, di argomenti importanti e di frivolezze tanto che mi dimenticavo di quello che stavo facendo. Mi ha detto che sarei stata per loro un "angelo custode" e così è stato. Tutto quello che ho fatto per loro non mi è pesato perché loro hanno fatto molto per me.
Quest'esperienza mi accompagnerà per tutto l'anno, il countdown per il prossimo GC è iniziato. Potete iniziare a contare anche voi che non ci siete mai stati. Una grande famiglia vi attende.





Seguite la mia pagina facebook per vedere le foto fatte ad Assisi ed i video del GC, non riesco a caricare niente qui sul blog. Sorry.












giovedì 6 agosto 2015

Chiara Palazzolo, la strega madrina.

Chiara Palazzolo, è lei ad essere ricordata come la strega madrina. Strega nella sua accezione positiva. Madrina perché sapeva incoraggiare chi le stava vicino, chi secondo lei aveva qualche dote speciale.

Chiara è stata una scrittrice italiana di fantastico, purtroppo ci ha lasciati il sei agosto di tre anni fa. Ricordo ancora la strana sensazione di irrealtà che mi pervase quando lessi la notizia della sua morte. Non ci potevo credere. Sapevo che in passato aveva lottato contro il cancro ma non sapevo che fosse di nuovo malata. Non me l'aspettavo. Il giorno prima c'era e quello dopo era sparita. Il marito, Anselmo Terminelli, ha raccontato il ricovero di Chiara in un pamphlet scaricabile gratuitamente. La morte per lei non è arrivata in punta di piedi. Purtroppo l'umanità è sempre meno umana. Chiara lo sapeva bene.

Scoprii la sua scrittura in una stazione ferroviaria. Dovevo aspettare una persona ed entrando nell'edicola della stazione di Formia trovai "Strappami il cuore". La trama mi prometteva predatori, prede, sangue e amore. Inoltre la protagonista, Mirta, si era risvegliata dalla morte. Come potevo non comprarlo?!? Il libro fa parte di una trilogia e quello che stavo per acquistare era il secondo capitolo. Non m'importava, dovevo averlo. E così pagina dopo pagina rimasi colpita dalla storia e dal modo che aveva la Palazzolo di raccontarla. Frasi corte. Parole seguite da un punto. Chiara l'ha chiamata "la scrittura del trauma". La sua definizione non poteva essere migliore perché in questa trilogia il dolore si annida in ogni singola parola. Mirta/Luna si ritroverà a fare i conti con se stessa, con l'amore e con l'eternità.

Quando lessi la trilogia ero una ventenne alle prese con i piccoli grandi problemi di quell'età. Il futuro era, e purtroppo è ancora, molto incerto. Scoprire Mirta è stato come scoprire me stessa. Le mie angosce, le mie paure, le mie relazioni. Il suo viaggio verso l'eterna vita era il mio viaggio verso la maturità. I grandi libri riescono a leggerti dentro, riescono a sconvolgere la tua quotidianità, riescono a farti riflettere. Tutto questo accade con i libri di Chiara.

Cercai su Facebook un gruppo dedicato a lei e non ne trovai. Decisi così di aprirne uno io. Usavo da poco i social network ed ero ignara di tutto quello a cui mi avrebbero portata. Non sapevo ad esempio che a leggere i miei post e a guardare le foto ci fosse anche la diretta interessata.
Nell'aprile del 2011 seppi che Chiara avrebbe presentato "Nel bosco di Aus", il suo ultimo libro, a Roma. Andai alla presentazione emozionata come una ragazzina che incontra una rockstar e alla fine mi feci autografare il libro che mi aveva portato a conoscerla.



Le dediche di Chiara sono famose perché ti fanno capire che lei riusciva a leggerti dentro con un solo sguardo. Una vera dote stregonesca.
In quell'incontro non le dissi che ero l'amministratrice del gruppo a lei dedicato. Chiara se ne rese conto in seguito e chiese il mio indirizzo e-mail. Mi scrisse ringraziandomi. Lei ringraziava me?! Si. Mi ringraziò di cuore e si scusò per non avermi riconosciuta, e quando uscì la ristampa di "Non mi uccidere" me la spedì. Era una scrittrice attenta ai suo lettori, pronta a conoscerli e ad ascoltare i loro pareri. 

Gli iscritti al gruppo sono lettori, amici d'infanzia e non. Se vi unirete a noi potrete conoscere Chiara come scrittrice e come persona. Potrete scoprire inoltre come e dove reperire i suoi libri perché è diventato difficile acquistarli. Una grande scrittrice italiana che scompare dagli scaffali delle librerie è una perdita che non possiamo tollerare.

Ogni anno scrivo e scriviamo per ricordarla, probabilmente continuerò a farlo finché ce ne sarà bisogno. Cercate i suoi libri, immergetevi nelle sue parole e giudicate voi stessi se merita o meno di non essere più letta.

"La morte vera è insopportabile."


Sulla pagina fan di Chiara e sulla mia pagina dedicata ai libri, potrete trovare citazioni prese dai suoi libri. Su facebook potrete inoltre conoscerla attraverso l'hashtag #perChiara.
Due suoi racconti sono stati pubblicati su Speechless magazine e sono scaricabili gratuitamente.
  

giovedì 23 luglio 2015

Beduina di Alicia Erian

Beduina. Leccatappeti. Mammalucca. Questi sono gli insulti che riceve Jasira, una tredicenne la cui pubertà diviene un problema. Il suo corpo sta cambiando e sua madre, cattolica irlandese, ha paura che il seno prosperoso della figlia possa rovinare la sua relazione. Così Jasira viene mandata a vivere da suo padre Rafat a Houston. Il padre è libanese e la sua educazione è fatta di doveri, divieti e botte. Proprio a causa dei problemi familiari, Jasira crescerà sviluppando diverse problematiche. 

Piccoli furti, bugie e comportamenti moralmente deprecabili. Sarà inoltre una pessima babysitter e, proprio lavorando per i vicini, il suo corpo diverrà oggetto di desiderio. Oggetto. 
Quante volte al giorno le donne si sentono osservate e trattate come se non fossero altro che un pezzo di carne da macello?!? Tutte conosciamo quella sgradevole sensazione di essere considerate solo per il nostro corpo. Riconosciamo gli sguardi sbagliati tentando in tutti i modi di fuggire. Ma cosa succede se ad essere guardata ed apprezzata è una ragazzina che ha un disastro di famiglia ?!?
Alicia Erian, l'autrice, ce lo fa capire attraverso la voce di Jasira. Viaggeremo con lei alla scoperta del piacere, del sesso e della violenza.



[Puoi acquistare il libro qui]

Il mio parere


Beduina è un libro che ti coinvolge poco alla volta. Come la pubertà, è una scoperta. Se mi fossi fermata all'impressione datami dalle prime pagine, probabilmente non l'avrei letto. Sono contenta di aver proseguito fino ad addentrarmi nel mondo di Jasira. Un mondo nel quale la diversità è un problema, ed essere donna è sicuramente un ulteriore peso.
E' un libro drammatico che ti colpisce con forza come fa la vita. I pensieri della tredicenne ti portano a capire cosa scatta nel cervello di una persona violata. Il mondo degli adulti si scontra inevitabilmente con quello degli adolescenti e non vi può essere comprensione. Questo libro però, lascia uno spiraglio aperto alla speranza.
Noi donne siamo tutte un po' Jasira, intrappolate in una gabbia fatta di carne ed ossa dalla quale cerchiamo sempre di scappare e nella quale cerchiamo invano di rifugiarci.

sabato 18 luglio 2015

La luccicanza. Danny Torrance è tornato

Nella nostra disastrata penisola arriva Caronte a ricordarci che l'inferno è qui sulla Terra. E proprio per sopportarlo meglio io mi tuffo tra le pagine di un libro, paradiso di noi lettori.
La scelta  è stata molto facile. Avevo voglia di sapere com'era cresciuto Danny Torrance e voglia di scoprire chi era la misteriosa donna sulla copertina del libro.

Sto parlando di Doctor Sleep di Stephen King che ha come protagonista, insieme ad altri, Daniel Anthony Torrance di Shining, reso famoso dal film di Stanley Kubrick.
In quest'ultimo il piccolo Danny si era trovato a dover affrontare i demoni che abitavano l'Overlook Hotel, un albergo nel quale era stato costretto a soggiornare con la sua famiglia perché Jack, suo padre, ne era diventato il custode.  
Danny vede i demoni grazie alla "lucicanza", un potere che inoltre gli permette di ascoltare i pensieri degli altri e di avere delle premonizioni. Se in Shining queste capacità sono ancora una scoperta, in Doctor Sleep crescono e mutano. 

Inizialmente la luccicanza è soltanto un grande peso, una zavorra che gli rovina l'esistenza e la popola dei fantasmi del passato. Daniel tenterà di annegarla con fiumi di alcool, vivendo al limite come un vagabondo.
Proprio durante uno dei suoi vagabondaggi la sorte (il ka per i kinghiani) lo porterà a stabilirsi a Frazier nel New Hampshire. Inizierà qui un persorso di recupero all'alcolisti anonimi e sarà il Dottor Sonno in un ospizio. Avrà come compagno Azrael, un gatto che percepisce l'arrivo della morte.
La luccicanza tornerà forte come un tempo e sarà grazie a lei che verrà contattato da una potente shining girl, Abra. Durante la sua vita Daniel aveva incontrato altre persone con il suo potere ma non aveva mai conosciuto qualcuno che potesse superarlo. Abra è una ragazzina con poteri telepatici molto forti che si manifestano già a pochi mesi dalla sua nascita.
E la donna della copertina?!?




La donna in copertina è l'affascinante Rose cilindro capo del Vero Nodo, una banda di spietati assassini che viaggiano in camper e che si nutrono della luccicanza. Abra la intercetterà e a Rose non resterà che mettersi sulle sue tracce.
Un ennesimo conflitto tra il bene e il male si innescherà per regalarci pagine piene di suspense.

Ho trovato la lettura estremamente piacevole e coinvolgente. I personaggi sono vivi, affascinanti e attivi. Attivi perché questo è un libro pervaso dall'azione. Nessuno sta mai con le mani in mano ad aspettare che qualcosa accada.

Daniel è impegnato a combattere i suoi demoni e la sua dipendenza e lo fa con molta determinazione. Abra è giovane e usa tutte le sue energie per sconfiggere il Vero Nodo. Quest'ultimo si sposta da una parte all'altra dell'America organizzando la caccia in ogni minimo dettaglio. Rimanere nell'anonimato è la loro priorità.

I poteri del bene e del male sono utilizzati al massimo della loro potenzialità. Nemmeno un briciolo ne viene risparmiato quando si lotta per la sopravvivenza. Ed è proprio questa lotta che ti porta a non odiare del tutto i cattivi.
Rose cilindro è una cattiva di cui ci si innamora subito, non solo per la sua bellezza esteriore. Il Vero Nodo è composto da persone che la società ha tenuto ai margini. Persone con poteri magici che sono diventate cattive in seguito a violenze o a soprusi. Sono cattivi perché qualcuno li ha portati ad essere così. Come si fa a fargliene una colpa?!? 

King va sempre a fondo nel caratterizzare i suoi personaggi e credo che in Doctor Sleep l'abbia fatto nel modo giusto perché mischia la profondità dell'animo umano all'azione. Non ci si annoia mai, la lettura è adrenalinica e ringrazio lo zio per avermi regalato quest'avventura. 

Morale della favola?!? Doctor Sleep ci insegna che solo accettando noi stessi, le nostre paure ed il nostro passato riusciremo a far splendere la nostra luccicanza. Ognuno di noi deve trovare la forza nascosta dentro di sé che ci aiuta a combattere il male e che ci regala solo grandi cose.


"Tutto ti sembra più piccolo e insignificante quando lo sputi fuori."




   
  
        

lunedì 6 luglio 2015

I sing, you shut up

Cinque luglio. Ore 19. Il sipario rosso del teatro Ponchielli di Latina si apre per il saggio di fine anno della Voice Academy.





Ad accoglierci c'è Marco Profeta, un simpatico presentatore che condurrà la serata in modo impeccabile e che riuscirà ad animarci e rianimarci nonostante il caldo.
Nella prima parte del saggio ci vengono presentati gli allievi del primo livello, musicisti e cantanti. Devo dire che già da subito si capisce che, nonostante la poca esperienza, questi ragazzi hanno già imparato molto. La qualità degli insegnanti si vede dai risultati e qui i risultati ci sono.
Gli allievi sono tutti molto bravi, le canzoni scelte hanno messo in risalto le diverse qualità di ognuno di loro e sul palco erano tutti molto eleganti.
Spesso i saggi finali sono fatti solo per "accontentare" i genitori e ci si ritrova quindi a dover ascoltare i figli degli altri solo per poter ascoltare il proprio. In questo caso non è stato così, ero ansiosa di ascoltare ogni artista e di scoprire le loro particolarità. Non mi sono annoiata per niente. Zero.


Nella seconda parte della serata, iniziata alle nove, si sale di livello in tutti i sensi. A cantare ci sono gli allievi più preparati accompagnati musicalmente dai docenti della scuola. Qui il saggio si trasforma in un vero e proprio spettacolo. E quando a salire sul palco è il coro gospel della scuola l'unica cosa che vorresti fare è alzarti e ballare con loro.
Giovanni Silvia, direttore del coro e dell'accademia, dirige in modo straordinario. Il coro e le voci si muovono con lui. Potrebbe dirigere anche senza mani perché il suo corpo parla e quello che vedo e sento è un'armonia completa. Musicisti, coristi e solisti diventano una cosa sola. Sono la dimostrazione che la musica unisce. La loro energia arriva fino all'ultima poltrona del teatro e quando tutto finisce sono quasi dispiaciuta di non poterli ascoltare ancora.
Guardo l'orologio e scopro che sono quasi le 23. Non ci credo. Quattro ore di spettacolo  e non "sentirle".


Se non mi credete, e se le mie parole non sono state esaustive, potete ascoltare l'intera serata qui sul sito della Hi Five Radio che ha mandato in diretta tutto lo spettacolo. Enjoy it.


Se vi state chiedendo chi mi ha invitata alla serata ve lo dico subito. Mio fratello Claudio.
E allora vi lascio ascoltare la sua "Jesus will make a way"
Buon ascolto.


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video








sabato 23 maggio 2015

Inchiostro

"Non è la fede che ha cambiato la mia vita ma l'inchiostro."


 
 
 
Ogni volta che nella mia vita qualcosa non funziona come dovrebbe. Ogni volta che ho bisogno di cercare risposte. Ogni volta che ho qualcosa da dire, trovo sempre rifugio nell'inchiostro.
Da adolescente un semplice quadernino si trasformava in un fedele amico. Mi svuotavo completamente indirizzando ogni mio scritto ad una persona inventata. Ho scritto un'infinità  di lettere che non dovevano essere spedite a nessuno. Rimanevano nel mio cassetto. Avere una pagina bianca da riempire con tutto quello mi passava per la testa era confortante. Avevo un amico sempre a portata di mano.
Poi un giorno decisi di fare un bel falò e di non tenere mai più un diario. Ma le parole, non mi abbandonarono mai. Inizia a cercare me stessa nelle parole degli altri. Mi ero specializzata in traduzioni di canzoni inglesi e univo l'utile al dilettevole. Non badavo tanto al genere. L'unica cosa che contava era l'emozione che ogni testo mi trasmetteva. Quest'abitudine non l'ho mai abbandonata. Spesso ascolto la stessa canzone per settimane perché riflette perfettamente quello che provo.
 
 
Dalla musica sono poi passata alla letteratura. Ci sono arrivata grazie a mio nonno. Lui è stato un buon esempio. Quando andavo a trovarlo era seduto sempre sulla stessa sedia a leggere.
Un giorno lo accompagnai a Roma, in ospedale, e al ritorno ci fermammo in un mercatino. Lui era tutto concentrato nella ricerca di qualche libro ed io sbircia tra i vari titoli. Ne vidi qualcuno che poteva incuriosirmi ma non dissi niente. Mio nonno però se ne accorse. Mi venne vicino e mi disse "Scegline uno, te lo regalo". Era il mio primo libro e non sapevo bene come scegliere. Alla fine seguii il mio istinto, mi rimaneva solo quello. Il libro era "Le creature del buio" di Stephen King.
Lo lessi durante le vacanze estive (avevo sedici anni) e fu subito amore. Tutt'ora sono una lettrice del Re e posso dire che quel giorno il Ka (una versione kinghiana del Karma) era favorevole.
Penso spesso a mio nonno e se fosse ancora qui avrei molte più cose da condividere con lui.
 
 
Sto passando un periodo pieno di colpi di scena. Molti positivi ed altri un po' meno. In questi giorni ho avuto spesso la voglia di scrivere diverse lettere e puntualmente non l'ho fatto. Anche se è l'unico mezzo che ho per esprimermi spesso ho paura di riempire una pagina bianca. Riuscirò a dire quello che voglio? Ma soprattutto, riuscirò ad aprirmi completamente?
E' facile ritrovarsi nelle parole degli altri ed è estremamente confortante perdervisi. Quando invece devi trovare le giuste parole dentro di te, tutto diventa più difficile. Il rischio è di perdersi veramente. Ma io stasera sono andata a china town e tutto è già più chiaro.
 
 
 
 

"Il luogo non è molto distante. L'inchiostro scorre al posto del sangue. Basta una penna e rido come fa un clown. A volte la felicità costa meno di un pound."


 

 


domenica 26 aprile 2015

Le mie radici

I viaggi mi sono sempre piaciuti, soprattutto quelli fatti per raggiungere qualcuno che amo. Domenica 12 aprile ho tirato fuori la mia valigia rosa a pallini e nonostante l'immensa voglia di rivedere i miei parenti c'era qualcosa che mi bloccava. Non riuscivo a scegliere cosa portare, non riuscivo ad essere contenta. ANSIA. Ero totalmente immersa in pensieri negativi. L'ansia riesce a renderti nemico di te stesso. Ti rovina ogni momento. Non ti lascia fare mai un passo avanti, con lei si fanno solo passi indietro. Ormai quasi rassegnata mi sono avvicinata alla libreria. Sapevo già cosa cercare. Invisible Monster. Lo sfoglio sempre quando c'è qualcosa che non va.


 
"Non importa con quanto scrupolo seguirai le indicazioni: avrai sempre l'impressione di aver perso qualcosa, la sensazione sprofondata sotto la tua pelle di non aver vissuto tutto. C'è quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato troppo in fretta nei momenti in cui avresti dovuto fare attenzione."

Con tutta la tristezza nel cuore mi sono addormentata e alle quattro e mezza del mattino mi sono svegliata e preparata per il viaggio. Sette ore di macchina per arrivare a Oderzo, dove vivono una parte dei fratelli di mia madre. Il viaggio l'ho fatto con mio fratello Claudio e con lui ho condiviso un'emozione fortissima. All'uscita dell'autostrada, quando mancavano dieci minuti all'arrivo, eravamo carichi di adrenalina. Ci guardiamo in faccia e lui mi dice "Io accosto perché sono troppo emozionato". Io gli dico "giriamo e torniamo a casa". Eravamo talmente contenti di rivedere tutti che non riuscivamo a contenere l'emozione e non eravamo pronti ad affrontarla. Non mi sentivo così da anni. Naturalmente non ci siamo fermati. Al nostro arrivo la prima persona che vediamo è sempre la stessa, nostra zia. Mi dico che non è cambiato niente, che tutto andrà bene. Saliamo in casa e dopo aver salutato tutti (gli zii che ci ospitano hanno tre figli: Giada, Sonny e Sara. Sonny non era a casa.) ci sediamo a tavola. Io mi ero portata dietro l'ansia, invece sono bastati cinque minuti con loro per sentirla andare via. La mia ansia è finita in uno zainetto invisibile che ho lasciato in camera insieme alle valigie.
 
Avevamo a disposizione solo quattro giorni e li abbiamo sfruttati al massimo. Il primo giorno abbiamo fatto un giro nei negozi perché io mi aspettavo di trovare un freddo bestiale ed invece c'erano 27 gradi. Ho dovuto comprare una maglietta a maniche corte. La sera invece siamo andati in due locali diversi e abbiamo chiacchierato un po' facendo riaffiorare i ricordi delle nostre vacanze insieme.  
Il martedì mattina mi sono svegliata presto per aspettare che arrivasse il mio cugino preferito, Sonny. Con lui ho sempre avuto un rapporto speciale. Siamo molto simili e siamo tutti e due molto sensibili. Ci amiamo incondizionatamente. Naturalmente ero in ansia perché pensavo che gli anni che ci hanno tenuti distanti avessero cambiato il suo giudizio su di me. Inutile dirvi che quando ci siamo incontrati ho capito che nulla aveva cancellato i nostri sentimenti. Ogni cosa era al suo posto.
Il pranzo del martedì era a base di risate. Si erano uniti a noi anche altre due zii e la loro voglia di vivere ci ha travolti. Per una come me che spesso mangia da sola (ho orari particolari), mangiare con persone così "frizzanti" è stata una vera rivoluzione. Ho capito che anche a tavola si può essere felici. Se ti nutri della compagnia delle persone giuste non importa cos'hai nel piatto. Anche una semplice pasta in bianco diventa speciale.
 
 
Mia madre era una giostraia e alcuni suoi fratelli proseguono questa affascinante attività. Così nel pomeriggio siamo andati a trovare una mia zia che vive in roulotte e la mia anima di viaggiatrice si è illuminata. Mi sarei fermata lì con loro. Lavorare senza costrizioni, viaggiare e stare sempre insieme rende i giostrai delle persone solari, accoglienti e libere. Se un giorno la mia parte di mondo mi starà stretta vorrò vivere come loro. Entrare in una casa viaggiante ti fa capire che si può vivere anche con poco e che il "luogo" non è importante quando ti puoi portare dietro le persone che ami.
Dopo questa piacevole immersione nello spettacolo viaggiante abbiamo proseguito la serata a Castelfranco Veneto: pizza, bowling e gelato in piazza di fronte al castello.
 
 
 
 
Il terzo giorno siamo andati a cena da un'altra sorella di mia madre ed anche questa volta abbiamo mangiato e riso allo stesso tempo nonostante in famiglia i problemi siano molti. Vi rimando alla pagina facebook aperta da mia zia così capirete da soli di cosa si tratta e se vorrete potrete darle una mano. Quella di mia madre è una grande famiglia fatta di persone altamente positive.
Il dopocena l'abbiamo passato al Mood, un locale di Conegliano dove mio fratello si è sbizzarrito al karaoke. Io mi sono limitata a bere un cocktail analcolico.
L'ultimo giorno ci siamo rilassati, siamo rimasti un po' di più a casa a farci assalire dalla tristezza. Solo io e Sonny siamo usciti un'oretta e siamo andati nella roulotte di mio zio Roberto. Naturalmente ho chiesto se c'era posto per me. Non volevo più tornare a casa.
 
 

La giostra di mio zio
 
 
A mezzanotte ho ricevuto gli auguri per il mio compleanno e anche se non ho spento nessuna candelina avevo accanto a me il regalo più bello che la vita potesse farmi. Avevo accanto a me persone che mi amano davvero.
La mattina del 17 aprile ho fatto colazione con i miei cugini e con gli zii. Poi ho chiuso la valigia e dopo aver abbracciato tutti mi sono preparata a tornare a casa. Vi ricordate cosa avevo lasciato in camera il primo giorno? Se non lo ricordate ve lo dico io, lo zainetto con l'ansia. Purtroppo è tornato a casa con me.
Ho passato quattro giorni intensi, giorni in cui non mi sono preoccupata di niente e nessuno. Giorni pieni di momenti indimenticabili. Non vedevo i miei parenti da cinque anni e tornare da loro e capire quanto ti amano non si può descrivere. Ora so che a 700 km da casa mia c'è un'altra casa che mi aspetterà sempre. So che ci sono persone che hanno semplicemente il coraggio di ESSERCI.
 
"Don't ever tell anybody anything. If you do, you start missing everybody."
  

 
 

 


mercoledì 8 aprile 2015

Liberi di leggere

Io leggo perché. Si chiama così un'iniziativa dell'Associazione Italiana Editori che ha messo a disposizione 240mila libri, divisi in 24 titoli, che i "messaggeri" regaleranno il 23 aprile durante la giornata mondiale del libro. Mi sono iscritta qualche mese fa sul sito ed ho ritirato il mio kit in una libreria Mondadori.

 
 
Fortunatamente ero la prima a ritirare il kit e così il libraio mi ha lasciato scegliere i titoli. Sono sei copie di "Come un romanzo" di Daniel Pennac e sei di "L'uomo che leggeva romanzi d'amore" di Luis Sepúlveda. 
Siccome sono una book addicted non sono riuscita a tenere i libri chiusi nella busta. Li ho annusati, sfogliati e adorati come si fa con gli dei e, alla fine ho divorato Pennac.
In questo saggio l'autore affronta il problema dell'approccio alla lettura da pare dei ragazzi. E' una guida per i genitori, per i professori o semplicemente per chi diffonde la cultura. Allora mi chiedo come mai questo libro sia finito nella lista di #ioleggoperché!?! Sarebbe stato perfetto come guida ai messaggeri che devono diffondere il loro amore per la lettura. Purtroppo però la campagna dell'iniziativa è sbagliata. Come si fa a convincere qualcuno che non ha mai letto niente a sedersi su una poltrona per più di un'ora con un'oggetto che crede sia inutile? Per #ioleggoperché i messaggeri dovrebbero forzare migliaia di persone.
 

 
Pennac invece ci esorta a fare il contrario. La lettura non deve essere un obbligo e tanto meno una punizione. L'unico modo per seminare il germe della lettura è quello di aprire un libro e leggere ad alta voce alla persona a cui vorresti trasmettere la tua passione. I bambini amano le fiabe raccontate prima di andare a letto. Se continuerete a leggere ai vostri figli aumenterete in loro la voglia di conoscere altri mondi. L'immaginazione va continuamente alimentata. Un libro è fatto di parole e le parole prendono vita quando riusciamo a sentirne il suono.
 
"Una lettura ben fatta salva da tutto, compreso da se stessi."
I libri mi salvano sempre da me stessa. Avere una biblioteca è un po' come avere sempre le risposte giuste. Per ogni momento della vita c'è un libro adatto. Basta saper scegliere e lasciarsi trasportare.
Io, come tutti, amavo ascoltare mia madre che mi leggeva Biancaneve prima di andare a letto. Avevamo un solo libro di fiabe ma io e mio fratello non  ci stancavamo mai di ascoltarle.
Se oggi leggo lo devo a lei ed ai miei nonni che mi hanno regalato i primi libri di Stephen King (il mio autore preferito). Mio nonno leggeva molto e quando penso a lui lo vedo seduto sulla sua sedia preferita con gli occhiali sulla punta del naso. Chiudeva il libro solo per fare qualche battuta e vederci sorridere. Se fosse ancora vivo mi sarebbe piaciuto potergli consigliare qualche libro e discuterne insieme.
 
"Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre ad una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici." 

 Avere qualcuno con cui condividere le emozioni della lettura è importante ed è estremamente bello sapere che c'è qualcuno che ama le tue stesse letture. Ci si sente meno soli ed incompresi.
Io spero di poter regalare i libri di #ioleggoperché a chi non li può comprare e a chi può apprezzarne il valore. I potenziali lettori non vanno convinti, vanno istruiti. Io nel mio piccolo sono riuscita a far nascere la voglia di leggere ad alcune persone. Se si conosce bene una persona si è capaci di scegliere il libro giusto.
 
"E' una tristezza immensa, una solitudine nella solitudine essere escluso dai libri. Anche da quelli di cui si può fare a meno." 

Non posso immaginare la mia vita senza libri. Senza luoghi e persone inventate che nel momento della lettura diventano reali. Immaginare vuol dire vivere e vivere è immaginare. Lasciatevi contagiare da questo virus e lasciatevi trasportare in altri mondi. Siate sempre pronti a viaggiare.

 


sabato 28 marzo 2015

In gita al faro di Ventotene

Gita al faro è il titolo di un libro di Virginia Woolf, il primo che leggo di questa autrice. La storia è ambientata sull'isola di Skye (Scozia) dove la famiglia  Ramsay ,abbastanza numerosa, passa le vacanze estive insieme ad amici e conoscenti. La signora Ramsay spicca per il suo carattere forte e per il suo infinito amore per la vita, ma devo dire che tutti i protagonisti sono ben delineati e la Woolf ci permette di ascoltare i loro pensieri. In questo modo siamo sempre partecipi delle sensazioni che ognuno dei protagonisti prova nelle diverse situazioni. 
Il mio personaggio preferito è la pittrice Lily Briscoe perché già dalle prime pagine si intuisce che tipo di donna è, una donna autonoma e decisa. Anche se i suoi quadri non sono dei capolavori, lei continua a voler dipingere e a migliorarsi. Nella terza parte del libro la vediamo alle prese con un dipinto che fatica a finire, un dipinto che racchiude molti ricordi. La pittura diventa così un modo per non dimenticare.
 
"E, nell'attingere alla tinta azzurra, attingeva anche al passato"

Il faro lo scorgiamo solo in lontananza ma sarà sempre presente durante tutto il racconto. Diviene oggetto di discussione tra i coniugi Ramsay ed è un pretesto per mostrarci due visioni differenti della vita. La signora Ramsay è ottimista riguardo alla gita al faro prevista per il giorno successivo a quello dei fatti narrati e rassicura suo figlio James. Mentre il signor Ramsay non illude suo figlio e gli dice che la gita non si farà a causa del maltempo. La madre coltiva nel figlio la speranza, il padre la uccide sul nascere.
Non vi racconto altro e vi consiglio di immergervi in questo quadro famigliare perché ne resterete ammaliati.
 
Isola di Skye-Scozia
 

La prima parte del titolo del mio post ve l'ho spiegata, ora vi parlo di Ventotene. Che cos'ha in comune quest'isola con quella della Woolf? Un faro, direte voi.  Non solo, dico io. Questa piccola isola laziale ospita da qualche anno degli scrittori che in estate si lasciano ispirare dalla sua bellezza. Diventano degli isolani per una settimana, al termine della quale devono aver "dipinto" l'isola attraverso le parole. I racconti vengono poi letti al pubblico in una serata che conclude l'iniziativa. Il festival si chiama proprio "Gita al faro". Vi invito a visitare la pagina facebook del festival letterario. Potrete contribuire alla raccolta dei fondi che serviranno alla sua realizzazione. Potrete inoltre trovare le antologie che contengono i racconti delle scorse edizioni.
 
Io sono stata a Ventotene qualche anno fa e me ne sono innamorata. L'acqua è di un colore verde smeraldo e non si può fare a meno di immergervisi. Di notte il faro illuminava la mia camera e la mattina il panorama che potevo ammirare dalla mia finestra era paradisiaco. Visitate questa pagina per scoprire la sua bellezza e molto altro. 
Non fatevi scappare quest'occasione. L'isola e la letteratura vi regaleranno una ventata di serenità.  
 
 
Ventotene-Lazio-Italia
 
 

giovedì 19 marzo 2015

It comes the sun

Quando la primavera si avvicina io mi risveglio. Non amo molto le temperature basse. Preferisco potermi stendere al sole e farmi riscaldare. Oggi era una giornata ideale per fare quattro passi. Sono così corsa a prendere una mia amica e ce ne siamo andate in riva al mare (il mare è quello di Terracina).
 
 
 
Abbiamo chiacchierato e camminato con il vento tra i capelli ed il suono delle onde ci accompagnava. La sabbia brillava. Camminavamo su polvere di stelle. E come si fa a non restare ammaliati da tanta bellezza?!? Il mare all'improvviso non era più solo quello che stavo ammirando. Si era trasformato in tutti i mari in cui sono stata. Mi sono ritrovata a calpestare la melodiosa sabbia di Cala Violina (Toscana).
 
 
 
I pochi sassolini sulla riva si sono trasformati in quelli più piccoli e colorati dell'Isola del Giglio. Un'isola che tutti conoscono per la tragedia della Concordia ma che è un vero gioiello. L'acqua è ricca di sali minerali che lasciano la pelle morbidissima. La sabbia è rossa, o meglio, color terra di Siena.
 
 
L'azzurro del mare si è intensificato fino a diventare dell'azzurro paradisiaco della splendida isola di Favignana (Sicilia). Un luogo che ti regala una pace interiore. Un mare nel quale la mente si libera dai pensieri negativi per lasciare spazio alla tranquillità assoluta.
 
 
 
E' pazzesco come una semplice passeggiata possa far riaffiorare mille ricordi. Le vite di noi italiani, e non solo, sono legate a questa meraviglia della natura e come dice Baricco:
"Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà."
Siamo noi a costruire i nostri ricordi e quelli legati al mare me li voglio tenere stretti. Me li porterò dietro nascosti all'interno di una  luminosa conchiglia.




 


 

martedì 17 marzo 2015

Who I am


Nel mio calderone ci sono quindi un'infinità di interessi, di desideri e di emozioni. Inoltre il mio è uno "Strange Pot" perché è quello che gli altri pensano di me. "Quella lì è proprio strana". Non so quanti di voi se lo sono sentito dire, io me lo sento dire continuamente. 
Se vorrete seguire il mio viaggio nel mondo virtuale sarò lieta di mostrarvi di quali colori si anima il quadro della mia vita. Dal nero al bianco, le "sfumature" ci sono tutte. 
Chi sono? Difficile dirlo, me lo chiedo continuamente. Proprio per questo ho scelto per il nome del mio blog un'espressione americana che rappresenta bene la mia personalità. Il termine "Melting Pot" è usato per indicare il miscuglio di culture che si crea nella grandi città o nelle metropoli come New York.
Sin da piccola sono stata abituata a confrontarmi con realtà diverse. Sono cresciuta nel sud Italia, dove vivo tutt'ora, ma mia madre è veneta. Trascorrevo le vacanze estive al nord ed il contatto con un dialetto totalmente diverso dal mio mi costringeva ad adattarmi e a cercare sempre di capire cosa diavolo dicessero. Questo piccolo sforzo mi ha portato poi ad apprezzare tutte le differenze e a volerle studiare. Sono infatti iscritta alla facoltà di Lettere della Sapienza e studio lingue e letteratura.
Per raggiungere il paese di mia madre facevamo un lungo viaggio in auto ed io ero sempre quella che rimaneva sveglia e guardava il paesaggio cambiare. Viaggiare mi piace moltissimo ma purtroppo non ho fatto molti viaggi. Dovendo in qualche modo supplire a questa mancanza mi sono avvicinata alla lettura. Sono una lettrice onnivora e sono riuscita ad arrivare, con la fantasia, in luoghi che voi umani nemmeno potete immaginare. La letteratura mi salva sempre, in ogni momento so che posso appellarmi a lei per risolvere ogni problema. I libri contengono risposte e riescono allo stesso tempo a farti porre delle domande. I libri aprono porte e attraverso loro io riesco ad esplorare sempre nuovi orizzonti.

lunedì 16 marzo 2015

Rose Madder

Cosa c'è di meglio di una coperta ed un tè caldo in queste giornate di pioggia? Direi niente. Ma siccome sono una lettrice ci aggiungo un libro. Uno qualsiasi? Naturalmente no. Il libro di cui vi parlo oggi è Rose Madder di Stephen King.
Lo zio King è il mio autore preferito ma ,non avendo letto ancora tutti i suoi libri, ho sempre un'ampia scelta quando devo iniziare a leggerne uno. Rose Madder l'ho scelto perché sapevo che parlava di violenza sulle donne. L'ho scelto inoltre perché molte persone l'avevano giudicato positivamente. Ho iniziato quindi a leggerlo con molto entusiasmo e speravo di poterlo finire in pochi giorni. Purtroppo non è stato così.

Già dalle prime pagine si avverte un'intensa sensazione di orrore. L'orrore che si prova non per i mostri disumani ma quello per i mostri umani. Il mostro in questo caso è Norman Daniels un agente di polizia sposato da quattordici anni con Rose McClendon. Il loro matrimonio è costellato da episodi di violenza e a farne le spese è sempre ed unicamente Rose. 
Ma questa giovane donna si sveglia una mattina con una nuova consapevolezza. Non vuole più sopportare tanto dolore. Una macchia di sangue sul cuscino le fa prendere la decisione di fuggire di casa. Durante la sua fuga troverà riparo in una casa famiglia composta da sole donne, la "Figlie e sorelle". Troverà qui altre donne che hanno avuto la sua stessa vita e riuscirà piano piano a ricostruire se stessa.


Per quale motivo ci ho messo quasi un mese a finirlo? Beh, perché questa è una storia tremendamente attuale. Nel nostro paese muore una donna ogni tre giorni. Muore uccisa dal proprio marito, fidanzato, convivente e per ogni donna che muore ce ne sono altre centinaia che subiscono violenze. Stephen King è stato magistralmente abile nel descrivere la psicologia della vittima ed anche quella del carnefice. Ci sono infatti capitoli in cui abbiamo sotto gli occhi i pensieri di Norman. Questa doppia prospettiva rende la lettura molto intensa. E' un libro che risveglia le coscienze. Un libro che ti mette di fronte ad una cruda realtà che nessuno dovrebbe ignorare.

  "Non sono i colpi che ci hanno inferto quelli che contano, ma quelli ai quali siamo sopravvissute."