domenica 26 aprile 2015

Le mie radici

I viaggi mi sono sempre piaciuti, soprattutto quelli fatti per raggiungere qualcuno che amo. Domenica 12 aprile ho tirato fuori la mia valigia rosa a pallini e nonostante l'immensa voglia di rivedere i miei parenti c'era qualcosa che mi bloccava. Non riuscivo a scegliere cosa portare, non riuscivo ad essere contenta. ANSIA. Ero totalmente immersa in pensieri negativi. L'ansia riesce a renderti nemico di te stesso. Ti rovina ogni momento. Non ti lascia fare mai un passo avanti, con lei si fanno solo passi indietro. Ormai quasi rassegnata mi sono avvicinata alla libreria. Sapevo già cosa cercare. Invisible Monster. Lo sfoglio sempre quando c'è qualcosa che non va.


 
"Non importa con quanto scrupolo seguirai le indicazioni: avrai sempre l'impressione di aver perso qualcosa, la sensazione sprofondata sotto la tua pelle di non aver vissuto tutto. C'è quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato troppo in fretta nei momenti in cui avresti dovuto fare attenzione."

Con tutta la tristezza nel cuore mi sono addormentata e alle quattro e mezza del mattino mi sono svegliata e preparata per il viaggio. Sette ore di macchina per arrivare a Oderzo, dove vivono una parte dei fratelli di mia madre. Il viaggio l'ho fatto con mio fratello Claudio e con lui ho condiviso un'emozione fortissima. All'uscita dell'autostrada, quando mancavano dieci minuti all'arrivo, eravamo carichi di adrenalina. Ci guardiamo in faccia e lui mi dice "Io accosto perché sono troppo emozionato". Io gli dico "giriamo e torniamo a casa". Eravamo talmente contenti di rivedere tutti che non riuscivamo a contenere l'emozione e non eravamo pronti ad affrontarla. Non mi sentivo così da anni. Naturalmente non ci siamo fermati. Al nostro arrivo la prima persona che vediamo è sempre la stessa, nostra zia. Mi dico che non è cambiato niente, che tutto andrà bene. Saliamo in casa e dopo aver salutato tutti (gli zii che ci ospitano hanno tre figli: Giada, Sonny e Sara. Sonny non era a casa.) ci sediamo a tavola. Io mi ero portata dietro l'ansia, invece sono bastati cinque minuti con loro per sentirla andare via. La mia ansia è finita in uno zainetto invisibile che ho lasciato in camera insieme alle valigie.
 
Avevamo a disposizione solo quattro giorni e li abbiamo sfruttati al massimo. Il primo giorno abbiamo fatto un giro nei negozi perché io mi aspettavo di trovare un freddo bestiale ed invece c'erano 27 gradi. Ho dovuto comprare una maglietta a maniche corte. La sera invece siamo andati in due locali diversi e abbiamo chiacchierato un po' facendo riaffiorare i ricordi delle nostre vacanze insieme.  
Il martedì mattina mi sono svegliata presto per aspettare che arrivasse il mio cugino preferito, Sonny. Con lui ho sempre avuto un rapporto speciale. Siamo molto simili e siamo tutti e due molto sensibili. Ci amiamo incondizionatamente. Naturalmente ero in ansia perché pensavo che gli anni che ci hanno tenuti distanti avessero cambiato il suo giudizio su di me. Inutile dirvi che quando ci siamo incontrati ho capito che nulla aveva cancellato i nostri sentimenti. Ogni cosa era al suo posto.
Il pranzo del martedì era a base di risate. Si erano uniti a noi anche altre due zii e la loro voglia di vivere ci ha travolti. Per una come me che spesso mangia da sola (ho orari particolari), mangiare con persone così "frizzanti" è stata una vera rivoluzione. Ho capito che anche a tavola si può essere felici. Se ti nutri della compagnia delle persone giuste non importa cos'hai nel piatto. Anche una semplice pasta in bianco diventa speciale.
 
 
Mia madre era una giostraia e alcuni suoi fratelli proseguono questa affascinante attività. Così nel pomeriggio siamo andati a trovare una mia zia che vive in roulotte e la mia anima di viaggiatrice si è illuminata. Mi sarei fermata lì con loro. Lavorare senza costrizioni, viaggiare e stare sempre insieme rende i giostrai delle persone solari, accoglienti e libere. Se un giorno la mia parte di mondo mi starà stretta vorrò vivere come loro. Entrare in una casa viaggiante ti fa capire che si può vivere anche con poco e che il "luogo" non è importante quando ti puoi portare dietro le persone che ami.
Dopo questa piacevole immersione nello spettacolo viaggiante abbiamo proseguito la serata a Castelfranco Veneto: pizza, bowling e gelato in piazza di fronte al castello.
 
 
 
 
Il terzo giorno siamo andati a cena da un'altra sorella di mia madre ed anche questa volta abbiamo mangiato e riso allo stesso tempo nonostante in famiglia i problemi siano molti. Vi rimando alla pagina facebook aperta da mia zia così capirete da soli di cosa si tratta e se vorrete potrete darle una mano. Quella di mia madre è una grande famiglia fatta di persone altamente positive.
Il dopocena l'abbiamo passato al Mood, un locale di Conegliano dove mio fratello si è sbizzarrito al karaoke. Io mi sono limitata a bere un cocktail analcolico.
L'ultimo giorno ci siamo rilassati, siamo rimasti un po' di più a casa a farci assalire dalla tristezza. Solo io e Sonny siamo usciti un'oretta e siamo andati nella roulotte di mio zio Roberto. Naturalmente ho chiesto se c'era posto per me. Non volevo più tornare a casa.
 
 

La giostra di mio zio
 
 
A mezzanotte ho ricevuto gli auguri per il mio compleanno e anche se non ho spento nessuna candelina avevo accanto a me il regalo più bello che la vita potesse farmi. Avevo accanto a me persone che mi amano davvero.
La mattina del 17 aprile ho fatto colazione con i miei cugini e con gli zii. Poi ho chiuso la valigia e dopo aver abbracciato tutti mi sono preparata a tornare a casa. Vi ricordate cosa avevo lasciato in camera il primo giorno? Se non lo ricordate ve lo dico io, lo zainetto con l'ansia. Purtroppo è tornato a casa con me.
Ho passato quattro giorni intensi, giorni in cui non mi sono preoccupata di niente e nessuno. Giorni pieni di momenti indimenticabili. Non vedevo i miei parenti da cinque anni e tornare da loro e capire quanto ti amano non si può descrivere. Ora so che a 700 km da casa mia c'è un'altra casa che mi aspetterà sempre. So che ci sono persone che hanno semplicemente il coraggio di ESSERCI.
 
"Don't ever tell anybody anything. If you do, you start missing everybody."
  

 
 

 


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