giovedì 16 febbraio 2017

Tale of Tales #2: Ligeia.

In questo secondo appuntamento con le short stories vi attende Edgar Allan Poe.

Poe fa del racconto breve un suo tratto distintivo e "detta" quelle che, secondo lui, sono le regole fondamentali per scriverne di ottimi.
I racconti devono poter essere letti in tempi brevi per fare in modo che l'animo del lettore sia completamente sottomesso al suo controllo, devono inoltre essere scritti seguendo uno schema iniziale che ne delinei lo svolgimento:

"Non si dovrebbe metter penna su carta finché non si sia stabilito almeno un ben digerito fine generale."

Edgar Allan Poe è da sempre considerato uno dei padri dell'horror contemporaneo. Molti dei temi e dei personaggi presenti nella sue opere fanno ormai parte dell'immaginario di molti scrittori attuali.
Case stregate, cantine che nascondono cadaveri, gatti indemoniati, ritratti maledetti.
Le tematiche sono quelle dei romanzi gotici ed i personaggi di Poe sono sempre tormentati da oscure presenze o si autocondannano alla pazzia a causa della loro vita solitaria. Per Poe l'orrore può quindi arrivare dall'esterno o essere nascosto dentro di noi
L'uomo è dominato dall'inconoscibile ma allo stesso tempo può essere in grado di capire le leggi che lo regolano e piegarle alla sua volontà.
In Ligeia troviamo proprio quest'ultimo aspetto. Poe ci mostra come la volontà possa vincere tutto, anche la morte.

Il racconto si apre con la descrizione che il marito fa di sua moglie Ligeia. Ci viene descritta come una donna con la pelle chiarissima, i capelli corvini e lussureggianti, i tratti del suo viso sono particolari e belli nella loro irregolarità. Ligeia è per suo marito una bellezza suprema e la paragona ad una "urì" araba. Le urì sono donne dagli occhi neri e dalla pelle chiarissima che attendono chiunque abbia meritato il paradiso.
Questa donna ci viene presentata come un angelo ma, come nel racconto di Hawthorne, queste qualità positive serviranno all'efficacia del racconto. Non dimentichiamoci che nel romanzo gotico e nel vittorianesimo esistono due tipi di donne: la donna angelo e la donna demone. Ligeia ha tutte le caratteristiche fisiche di quest'ultima. Inoltre il narratore ci avvisa dicendoci che il suo matrimonio era stato maledetto da Ashtopeth, nome costruito da Poe che unisce Ashtoret (dea dell'amore e della fertilità) e Tophet (un luogo dove si compivano sacrifici al Dio Moloch, associato successivamente all'idea di Inferno).
Ligeia è una donna estremamente colta:

"Ho accennato al sapere di Ligeia; era immenso,
quale non ho mai trovato in una donna." 


La morte priverà quest'uomo della compagnia della sua amata donna che nemmeno davanti alla morte chinerà il capo. Prima di morire proferirà infatti delle parole che fanno da chiave di lettura di tutto il racconto:

"L'uomo non cede agli angeli, né interamente alla morte,
se non per debolezza della sua minuscola volontà."

Dopo la morte della sua adorata, il narratore si sposa con Lady Rowena e si trasferisce in una abbazia arredandola nel più sfarzoso dei modi. La sua camera matrimoniale è arredata con drappi dorati con rifiniture nere e con sarcofagi provenienti da Luxor.
Proprio in questa città egizia era stato eretto un santuario dedicato alla dea Iside, dea della fertilità che si ricollega alla dea Ashtopet presentataci all'inizio del racconto. Ecco allora che la camera ci appare proprio come la stanza di una dea egizia.
Una camera dedicata a Ligeia che però è occupata dalla nuova moglie. Lady Rowena è la donna angelo: bionda, gentile e fragile. Sarà sempre di salute cagionevole fino a quando non perderà la vita.
La stanza matrimoniale è ricca di ombre ed il marito è sempre in preda alle allucinazioni causate dall'oppio. Non sappiamo mai se i fatti narrati sono verità o solo fantasia.

Spoiler Alert: Se non volete rovinarvi il finale saltate questo paragrafo


Il racconto finisce con una metamorfosi, Lady Rowena si risveglia dal suo letto di morte assumendo sempre di più le sembianze di Ligeia.
La dea è tornata a vivere nel suo tempio sfidando le leggi della natura grazie alla sua grande volontà.



Ligeia-Benjamin Lacombe

 









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